Foca Monaca; rassegna stampa web 2

Postiamo altro articolo dal blog "ZOE LA GATTA" della nostra amica Macri Puricelli:

 

22 luglio 2013 

Dove è finita la piccola foca veneziana?

Il vecio marin, così i veneziani della Serenissima chiamavano le foche, dopo essersi fatto vedere per una decina di  volte in laguna, in questi giorni latita.

Gli ultimi avvistamenti risalgono a un paio di settimane fa vicino all’isola di Poveglia, di fronte al Lido,  e nel mare davanti alla spiaggia di Bibione mentre nuotava veloce in direzione di Venezia.

 In più c’è un filmato di 27 secondi, pubblicato su Youtube che mostra un animale non ben identificato che nuota in Canal Grande. Una contraffazione? Non si sa e, nonostante gli appelli della Lipu veneziana e del Gruppo di ricerca sulla foca monaca,  gli autori del video che è stato caricato anche su Facebook (Pryntylla la foca di Venezia) restano in silenzio.

 Insomma, della foca veneziana – apparsa per la prima volta il 16 giugno - non c’è ancora un’immagine. 

 In molti a Venezia  sono convinti che dopo una decina di avvistamenti la foca (le foche?) ci sia davvero . Lo pensa anche la biologa croata Jasna Antolovic, responsabile del Gruppo foca monaca in Mediterraneo, una vita dedicata a questi animali il cui ultimo esemplare, in epoca moderna, venne avvistato nel 1964 nella grotta di Bisevo, di fronte al paese natale della biologa, Komiza sull’isola di Vis.

 “Sì, è possibile – dice Antolovic - Uno dei giovani esemplari che vivono in Quarnaro, fra Cherso e Premantura, può aver attraversato l’Adriatico e ora è in perlustazione in laguna”.

 Il viaggiatore curioso ha capito in pochi giorni dove in  laguna dove c’è più pesce. Sta memorizzando i luoghi, i pesci e le correnti. Quando se ne andrà saprà anche fare ritorno. Nello stesso posto.

 

La preoccupazione della Lipu è che la giovane foca si spinga sempre di più verso Chioggia dove l’attività di pesca è ben più sviluppata che nella laguna nord. E che finisca per impigliarsi in qualche rete oppure venga ferita da eliche e motori. Da qui l’appello della Lipu: fate attenzione quando vi muovete in barca e, mi raccomando, fotografate e chiamate a ogni avvistamento ( il 331.7719433)

 C’è un grosso interesse nella comunità scientifica per questa foca veneziana. Non solo per il numero di avvistamenti in pochi giorni, ma anche perché nell’intero Mediterraneo occidentale di foche monache ce ne saranno in tutto circa 450 e, nonostante i continui avvistamenti anche nell’alto Adriatico (il gruppo di Jasna Antolovic tra il 2004 e il 2010 ne ha contati 48) la specie è considerata a rischio di estinzione.

 Cacciata per secoli per via della sua necessaria smania di pesce, attività antagonista dell’umano, la Monaca ha condiviso la triste sorte del Cormorano (tornato alla grande) e della Lontra (primi avvistamenti recenti in Friuli). E’ il divieto di cacciarla e ucciderla che da un decennio la sta riportando anche sulle nostre coste.

 Ritratto di Clara a Parigi, di Jean-Baptiste Oudry

I veneziani  attuali, mentre scrutano incuriositi i canali della laguna, non sanno quanto siano storicamente legati alla foca monaca.

 Gli esemplari che durante la Repubblica venivano catturati sulla sponda orientale dell’Adriatico, spesso venivano portati a Venezia e qui addomesticati ed esposti al pubblico. In particolare fra Settecento e Ottocento quando l’Europa tutta impazziva per gli animali più o meno sconosciuti (suggerimento: vale la pena conoscere le storie veneziane del rinoceronte Clara e di quel povero elefante rimasto senza nome)

 Qualche volta i veneziani addestratori partivano in tournée spingendosi fino in Francia e Germania. Fu così che un giorno di fine ottobre del 1778 giunse a Strasburgo un gruppo di veneziani con foca. Furono loro ad assicurare Johann Hermann, sconosciuto scienziato alsaziano, che si trattava di un “vitello di mare” e quindi di una Phocavitulina ovvero la Foca comune del nord.

 Ma Hermann conosceva bene quelle foche nordiche e si accorse che i veneziani avevano catturato, proprio attorno all’isola di Cherso e dopo una caccia lunga e spietata, un animale sconosciuto. Lo scienziato pubblicò la descrizione della specie nel 1779 e, ispirato dal colore del mantello bruno scuro, decise di chiamarla Münchs-Robbe – Phoca monachus.

 La bella foca monaca di questo post è opera di Ibrahim Al  Khalin che ha studiato all’accademia di belle arti di Damasco e che ora vive a Padova.

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